La misericordia non può essere una parentesi

Cari fratelli e sorelle, ho accennato, la settimana scorsa, alla lettera apostolica, Misericordia et misera (la potete trovare in fondo alla chiesa, anche abbinata a Famiglia Cristiana, Credere e Avvenire). Oggi vorrei riprenderla in mano con voi perché, come scrive il Papa, «la misericordia non può essere una parentesi nella vita della Chiesa, ma costituisce la sua stessa esistenza, che rende manifesta e tangibile la verità profonda del Vangelo». Le due parole che danno il titolo alla lettera – misericordia et misera – sono quelle utilizzate da sant’Agostino per raccontare l’incontro tra Gesù e l’adultera, così come lo leggiamo nella pagina evangelica di san Giovanni (8,1-11). «Una donna e Gesù si sono incontrati», commenta Papa Francesco: «Gesù ha guardato negli occhi quella donna e ha letto nel suo cuore: vi ha trovato il desiderio di essere capita, perdonata e liberata. La miseria del peccato è stata rivestita dalla misericordia dell’amore. Nessun giudizio da parte di Gesù che non fosse segnato dalla pietà e dalla compassione per la condizione della peccatrice. A chi voleva giudicarla e condannarla a morte, Gesù risponde con un lungo silenzio, che vuole lasciar emergere la voce di Dio nelle coscienze, sia della donna sia dei suoi accusatori. I quali lasciano cadere le pietre dalle mani e se ne vanno ad uno ad uno». E dopo quel silenzio, Gesù dice: «Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata? Neanch’io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più». «In questo modo», commenta il Papa, Gesù «la aiuta a guardare al futuro con speranza e ad essere pronta a rimettere in moto la sua vita». «Il perdono è il segno più visibile dell’amore del Padre, che Gesù ha voluto rivelare in tutta la sua vita», precisa il Papa, che continua: «Fare esperienza della misericordia dona gioia». E allora: «Non lasciamocela portar via dalle varie afflizioni e preoccupazioni». E l’augurio di Papa Francesco è anche il mio augurio per tutti voi, uomini e donne della Montagnola, ragazzi e ragazze, giovani e adulti: «Possa rimanere ben radicata nel nostro cuore e farci guardare sempre con serenità alla vita quotidiana». Ricordate me e i miei confratelli nelle vostre preghiere.

don Vincenzo Marras

Foglio parrocchiale 4 dicembre 2016