Quaresima come tempo di Misericordia

QuaresimaCari fratelli e sorelle,
siamo sulla soglia del tempo di Quaresima, che inizia mercoledì 10 febbraio con l’imposizione delle Ceneri. È l’occasione favorevole per sperimentare la Misericordia del Padre e diventare a nostra volta “canali di misericordia”. Infatti la Quaresima, protesa com’è verso la Pasqua, mette al centro la Croce di Cristo, apice della rivelazione dell’infinita misericordia del Padre. Gesù è il volto della Sua Misericordia, le braccia sulla Croce sono aperte in abbraccio infinito su ciascuno di noi, il suo «costato aperto diventa, idealmente, uno scrigno che si apre affinché tutti possano attingere a piene mani all’amore che perdona, rigenera e redime». Nel suo Messaggio, intitolato “Misericordia io voglio e non sacrifici (Matteo 9,13). Le opere di misericordia nel cammino giubilare”, Papa Francesco ci invita a risvegliare le nostre coscienze spesso assopite, perché traduciamo la nostra vita in solidarietà concreta guardando al “dramma della povertà”. Ne va, scrive il Papa, della salvezza del mondo. E non intende, il Papa, solo la povertà di cibo: ricorda anche la povertà di libertà di quei milioni di cristiani “che soffrono a causa della loro fede”. E questo in un mondo sempre più tentato di volgere lo sguardo altrove, chiudendosi in se stesso. La misericordia di Dio, scrive, «trasforma il cuore dell’uomo e gli fa sperimentare un amore fedele e così lo rende a sua volta capace di misericordia. È un miracolo sempre nuovo che la misericordia divina si possa irradiare nella vita di ciascuno di noi, motivandoci all’amore del prossimo e animando quelle che la tradizione della Chiesa chiama le opere di misericordia corporale e spirituale. Esse ci ricordano che la nostra fede si traduce in atti concreti e quotidiani, destinati ad aiutare il nostro prossimo nel corpo e nello spirito e sui quali saremo giudicati: nutrirlo, visitarlo, confortarlo, educarlo». Per tutti, dunque, «la Quaresima di questo Anno Giubilare è un tempo favorevole per poter finalmente uscire dalla propria alienazione esistenziale grazie all’ascolto della Parola e alle opere di misericordia. Se mediante quelle corporali tocchiamo la carne del Cristo nei fratelli e sorelle bisognosi di essere nutriti, vestiti, alloggiati, visitati, quelle spirituali – consigliare, insegnare, perdonare, ammonire, pregare – toccano più direttamente il nostro essere peccatori». Insomma, ammonisce Papa Francesco, «le opere corporali e quelle spirituali non vanno perciò mai separate». Affido a Gesù Buon Pastore tutti e ciascuno, in particolare quanti soffrono nel corpo e nello spirito. Ricordate me e i miei confratelli nelle vostre preghiere.
don Vincenzo Marras Foglio parrocchiale 7-14 febbraio 2016