“Non abbiate paura!”

Carissime e carissimi,

La liturgia della parola di questa XII domenica del Tempo Ordinario si apre mettendoci davanti agli occhi situazioni di angoscia e di terrore che sentiamo molto vicine alla nostra esperienza. Il Vangelo fa calare, come balsamo, la parola di Gesù: non abbiate paura! E’ una specie di ritornello che risuona nelle parole di Gesù. Non possiamo nascondercelo: siamo pieni di paura… la paura è la nostra condizione; è paura del futuro, della morte, o anche semplicemente del domani. Gesù ha dato voce ad alcune di queste nostre paure: Che mangeremo? Che berremo? Di che ci vestiremo?

In un mondo attuale, sofisticato e complicato, sperimentiamo una forma di angoscia ancora più radicale: quella dell’esistenza stessa. Questo mondo appare talvolta una realtà ostile e minacciosa, capace di schiacciare con i suoi cataclismi, o anche con il suo stesso progresso. E’ il riflesso del peccato e della cattiveria umana che, come una nube tossica, getta la sua ombra sul creato e gli conferisce un volto ostile. E’ il peccato di cui ci ha parlato Paolo nella seconda lettura che, a partire dalla trasgressione di Adamo, è andato ingrossandosi come una valanga, determinando la nostra situazione. La terra non sorride più, ma risponde con triboli e spine alle richieste umane.

Su questa esperienza di paura, radicata nell’esperienza del peccato, si sparge, dunque, come un refrigerio l’annuncio di Cristo: non abbiate paura!

Tutto il Vangelo, è prima ancora l’Antico Testamento, ne è pieno. Anche gli uomini si dicono gli uni agli altri: non temere, non aver paura, fatti coraggio! Ma sappiamo che sulle loro labbra ciò costituisce un povero conforto. Ecome uno che trema lui stesso e dice all’altro che gli è accanto: perché tremi? Dopo tali parole, rimaniamo con la paura di prima. E’ forse così anche dell’invito di Gesù che ci dice di non temere?

Nel Vangelo di oggi Gesù ci offre anche le motivazioni; ci offre, cioè, il vero rimedio alle nostre paure. Non temete — dice — quelli che uccidono il corpo; nulla al mondo — se non voi stessi — può uccidere la vostra anima. Non temete; voi valete ben più che una coppia di passeri; eppure uno di essi non cade all’insaputa del Padre vostro. II Padre vostro! Come dire: cosa farà per voi che gli siete figli? La rivelazione della paternità di Dio è la rivelazione di una vita oltre la morte sostengono dunque l’invito di Gesù. Ogni paura viene ridimensionata nel momento in cui Gesù delinea e rivela un piano della vita umana — il piano più vero e più personale — in cui nulla può colpirlo, neppure chi lo uccide. «Voi potete ucciderci, ma non potete nuocerci», esclamava rivolto ai persecutori il martire Giustino nei primi giorni della Chiesa. Ecco, dunque, il motivo dell’invito di Gesù a non temere: la nostra vittoria finale che nessuno può toglierci: «Non temere piccolo gregge, perché è piaciuto al Padre vostro dare a voi il regno».

Ma Gesù nel Vangelo ci ha svelato, un motivo ancora più forte per vincere le nostre paure: «Non temete, abbiate fiducia, perché io ho vinto il mondo». La cattiva radice di ogni paura umana ha un nome preciso: è la morte, frutto del peccato. Gesù l’ha vinta, espiando il peccato, tutto il peccato del mondo. Ha vinto la morte sperimentandola su di sé e succhiandone tutto il veleno. La morte e risurrezione di Cristo è caparra della nostra vittoria; è sorgente della nostra speranza e del nostro coraggio: Tribolazione, angoscia, persecuzione e fame: la Scrittura ha preso atto delle nostre paure più profonde, ma ci ha offerto uno scampo, una speranza di vittoria, grazie a Gesù Cristo che ci ha amati e ha dato se stesso per noi.

2017_06_25 Avvisi