Misericordia et misera

Cari fratelli e sorelle, Fortunata circostanza quella che ci porta a celebrare la Domenica della Parola, oggi, Solennità di Cristo Re dell’Universo e memoria del Beato Giacomo Alberione, pioniere dell’evangelizzazione con gli strumenti di massa e apostolo appassionato della Bibbia. Intendiamo così rispondere all’invito di Papa Francesco, che nella lettera apostolica Misericordia et misera, firmata a conclusione dell’Anno Santo della misericordia, si è augurato che ogni comunità, in una domenica dell’Anno liturgico, possa dedicarla interamente alla Parola di Dio, «per comprendere l’inesauribile ricchezza che proviene da quel dialogo costante di Dio con il suo popolo». E vogliamo cogliere in questa coincidenza – la celebrazione della Domenica della Parola con la memoria del Beato Giacomo Alberione – l’invito a rilanciare la profonda convinzione dell’Apostolo Paolo: «Verbum Dei non est alligatum », la Parola di Dio non è incatenata, fatta propria da don Alberione, che così si esprimeva: «La Sacra Scrittura è la lettera che il Padre celeste ci ha inviato. Non andiamo al tribunale di Dio senza avere letto tutta la lettera, perché ci direbbe: non hai avuto né amore né rispetto per quello che ti ho scritto». Un ammonimento attualissimo se, come riferisce una recente ricerca, appena il 4 per cento dei cattolici italiani legge la Bibbia al di fuori delle funzioni religiose, e addirittura il 30 per cento dichiara di non leggerla mai. Convinti con san Girolamo, che «l’ignoranza delle Scritture è ignoranza di Cristo», vogliamo mettere – e non solo in questa domenica – la Parola di Dio al centro della nostra vita. Occorre, cioè, tornare a ciò che è essenziale nell’annuncio cristiano, e ripartire dalla Parola di Dio, il gusto dell’ascolto e del dialogo con Dio, vincendo la tentazione di sostituire alla Parola le nostre troppe parole. La Domenica della Parola dovrà rilanciare non solo la conoscenza della Bibbia ma anche la gioia nel leggerla e riconoscerla come guida nel cammino della vita di ognuno. Per essere narratori di speranza occorre nutrirci delle Sacre Scritture: «Uno diventa la Parola che ascolta. Uno si assimila alla Parola che medita quotidianamente». Una consegna per tutti noi. È la Parola che farà la Chiesa sempre più comunità, in cui c’è posto per tutte e tutti (coi loro doni, le loro diversità e le loro fatiche), e così la Bibbia da “pietra scartata” (una tentazione attualissima) diventi “testata d’angolo”. Affido tutti e ciascuno a Gesù Buon Pastore. Ricordateci nelle vostre preghiere.

don Vincenzo Marras

2017_11_26 Avvisi