Evangelii Gaudium (1). Un incontro di approfondimento degli adulti di A.C.

Di seguito appunti dall’incontro con Don Sergio Bonanni (Assistente diocesano dell’Azione Cattolica) di domenica 8 dicembre con gli adulti e le famiglie di AC per introdurci al pensiero e all’azione pastorale di Papa Francesco contenuto nella  prima esortazione apostolica Evangelii Gaudium, pubblicata il 25 novembre 2013.

La storia parte dall’intervento di  Jorge Mario Bergoglio il 9 marzo nella penultima delle congregazioni – coperte da segreto – che precedettero il conclave.

Prima del Conclave tutti i Cardinali possono esprimere la loro opinione agli altri confratelli. L’intervento del Cardinale di Buenos Aires secondo alcuni fu molto incisivo.

A rendere pubblico l’intervento è stato il Cardinal di Cuba  Jaime Lucas Ortega che nel preconclave gli aveva chiesto il testo.

Il Card. Bergoglio rispose che non l’aveva ed il giorno successivo gli consegnò una sintesi scritta di suo pugno tale come la ricordava e gli dette anche l’autorizzazione a renderlo pubblico (così come fece il 23 marzo a l’Avana sul sito della Diocesi).

L’appunto di Bergoglio – riportato integralmente di seguito- è una piccola sintesi dell’Evangelii Gaudium che riprende in maniera più dettagliata il tema “mondanità spirituale” definito da alcuni Gesuiti (De Lubac) “il male peggiore della Chiesa” e l’appello alla Chiesa ad “uscire da se stessa” per evangelizzare le “periferie non solo geografiche ma esistenziali”.

Sulla base di questo appunto abbiamo sviluppato una riflessione aiutati da alcune domande riportate alla fine dell’intervento dell’allora Card. Bergoglio.

Tra le tante considerazioni svolte – impossibili da riportare – mi piace sottolineare come il S Padre inviti a guardare a noi stessi e a ciò che ci circonda da vicino. E’ comodo scandalizzarsi dello IOR e rimanere comunque alla finestra puntando il dito. Molto spesso le periferie esistenziali sono dentro di noi ed alle persone che ci sono più vicine.

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EVANGELIZZARE LE PERIFERIE

di Jorge Mario Bergoglio

Si è fatto riferimento all’evangelizzazione. È la ragion d’essere della Chiesa. “La dolce e confortante gioia di evangelizzare” (Paolo VI). È lo stesso Gesù Cristo che, da dentro, ci spinge.

1) Evangelizzare implica zelo apostolico. Evangelizzare presuppone nella Chiesa la “parresìa” di uscire da se stessa. La Chiesa è chiamata a uscire da se stessa e ad andare verso le periferie, non solo quelle geografiche, ma anche quelle esistenziali: quelle del mi­stero del peccato, del dolore, dell’ingiustizia, quelle dell’ignoranza e del­l’assenza di fede, quelle del pensiero, quelle di ogni forma di miseria.

2) Quando la Chiesa non esce da se stessa per evangelizzare diviene au­toreferenziale e allora si ammala (si pensi alla donna curva su se stessa del Vangelo). I mali che, nel trascorrere del tempo, affliggono le istitu­zioni ecclesiastiche hanno una radice nell’autoreferenzialità, in una sor­ta di narcisismo teologico. Nell’Apocalisse, Gesù dice che Lui sta sulla soglia e chiama. Evidentemente il testo si riferisce al fatto che Lui sta fuori dalla porta e bussa per en­trare… Però a volte penso che Gesù bussi da dentro, perché lo lasciamo uscire. La Chiesa autoreferenziale pretende di tenere Gesù Cristo dentro di sé e non lo lascia uscire.

3) La Chiesa, quando è autoreferenziale, senza rendersene conto, crede di avere luce propria; smette di essere il “mysterium lunae” e dà luogo a quel male così grave che è la mondanità spirituale (secondo De Lubac, il male peggiore in cui può incorrere la Chiesa): quel vivere per darsi glo­ria gli uni con gli altri. Semplificando, ci sono due immagini di Chiesa: la Chiesa evangeliz­zatrice che esce da se stessa; quella del “Dei Verbum religiose audiens et fidenter proclamans” [la Chiesa che religiosamen­te ascolta e fedelmente proclama la Parola di Dio – ndr], o la Chiesa mondana che vi­ve in sé, da sé, per sé. Questo deve illuminare i possibili cambiamenti e riforme da realizzare per la salvezza delle anime.

4) Pensando al prossimo Papa: un uomo che, attraverso la contempla­zione di Gesù Cristo e l’adorazione di Gesù Cristo, aiuti la Chiesa a uscire da se stessa verso le periferie esistenziali, che la aiuti a essere la madre feconda che vive “della dolce e confortante gioia dell’evangelizzare”.

Roma, 9 marzo 2013

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Spunti di riflessione personali

1) L’invito centrale della Evangelii Gaudium è stato sintetizzato da alcuni giornali con “fuori tutti”.

Fuori dalla Chiese, fuori dalla case, andate nelle periferie, nei luoghi dove c’è bisogno di fede, di speranza d’aiuto.

A stare dentro le ns case, le ns parrocchie, i ns uffici, le ns pigrizie, c’è il grande rischio di una tristezza individualista che scaturisce dal cuore comodo e avaro, dalla ricerca malata di piaceri superficiali, dalla coscienza isolata.

Quali sono le periferie della Montagnola, quali sono i luoghi dove c’è bisogno di fede di speranza e d’aiuto?

Come possiamo renderci utili come singoli, famiglie associazione?

2)    Nella ns famiglia (e nell’educazione dei figli in particolare) come pensiamo di declinare questo “fuori tutti”? Siamo più attenti alla realizzazione delle ns piccole sicurezze borghesi oppure li vorremmo diversi? Che cosa facciamo per la loro crescita? Quanto tempo e quanta attenzione dedichiamo alla loro maturazione fisica ed intellettuale e quanto invece alla loro maturazione spirituale?

3) Che cosa mi colpisce di questo Papa? Come mai tanta gente affolla le sue udienze? C’è qualche collegamento con la parola gioia, utilizzata nel documento ben 59 volte? La mia fede è gioia?

Roma 8 dicembre 2013