Catechesi sulla S. Messa, 6 parte (in Albis, seconda domenica di Pasqua)

sec_dom_pasqua

SECONDA DOMENICA DI PASQUA

DOMENICA IN ALBIS

FESTA DELLA DIVINA MISERICORDIA

 

In questa Seconda Domenica di Pasqua, poniamo la nostra attenzione sul Gloria e sull’imposizioni delle mani.

 GLORIA

In tutte le messe domenicali fuori dell’Avvento e della Quaresima, nelle solennità, nelle feste e in altre celebrazioni solenni si esegue il Gloria, un inno di lode e di supplica alla Trinità che conferisce alla celebrazione un clima di festa.

Il testo è così composto:

l’ introduzione, costituita dalle parole degli angeli a Betlemme nella notte di Natale (“Gloria a Dio nell’alto dei cieli e pace in terra agli uomini di buona volontà”);

– la prima parte, che è una glorificazione di Dio Padre ed è composta dalle lodi al Padre (“noi ti lodiamo, ti benediciamo, ti adoriamo, ti glorifichiamo, ti rendiamo grazie”) con la motivazione (“per la tua gloria immensa”) e i titoli dati a Dio Padre (Signore Dio, Re del Cielo, Dio Padre onnipotente”);

– la seconda parte, che è un’invocazione a Cristo ed è costituita da una serie di appellativi (“Signore, Figlio unigenito, Gesù Cristo, Signore Dio, Agnello di Dio, Figlio del Padre”), una litania (“tu che togli i peccati del mondo, abbi pietà di noi; tu che togli i peccati del mondo accogli la nostra supplica; tu che siedi alla destra del Padre abbi pietà di noi”), l’affermazione di alcuni attributi di Cristo (“perché tu solo il Santo, tu solo il Signore, tu solo l’Altissimo”), la conclusione trinitaria (Gesù Cristo, con lo Spirito Santo: nella gloria di Dio Padre”) e l’Amen finale.

 IMPOSIZIONI DELLE MANI

E’ uno dei gesti liturgici più ricchi di significato; esso indica l’azione consacratoria che comunica lo Spirito Santo.

Nell’Antico Testamento questo gesto significava benedizione: “Aronne, alzate le mani verso il popolo, lo benedisse” (Lv 9,22). Mosè, attraverso l’imposizione delle mani conferì a Giosuè il potere di succedergli (cfr. Dt 34,9). Anche Gesù usa sovente questo gesto per benedire (cfr. Mt 19,13-15; Mc 10,13-16) e per guarire (Mc 7,32; Mc 8,22-25; Lc 4,40).

L’ imposizione delle mani mette in evidenza la mediazione della Chiesa che, attraverso i suoi ministri sacri, invoca i doni di Dio che ancora oggi vengono elargiti al popolo dei fedeli. Questo gesto è particolarmente presente nella celebrazione dei sacramenti, dove l’invocazione allo Spirito Santo è parte essenziale del rito.